mercoledì 29 febbraio 2012
domenica 5 febbraio 2012
Nativi digitali
Leggendo l’articolo consigliatoci dal professore (La tecnologia? È quasi umana Parola di "nativo digitale"), una cosa che subito mi ha colpita è stato il concetto dei così detti “nativi digitali” che “ a omogeneizzati e chip ci sono quasi cresciuti. Per loro, la tecnologia è parte integrante del paesaggio quotidiano, non avendo dovuto fare nessun "salto mentale" per andare incontro al nuovo ”.
Mi ha incuriosita così tanto che ho cercato di approfondire l’argomento, trovando un importante spunto dal libro di Paolo Ferri che si intitola appunto “Nativi digitali”, Bruno Mondadori, Milano, 2011.
Egli stesso parlando del suo libro e spiegandone alcuni passaggi in alcuni video postati su canale YouTube di Bruno Mondadori (BrunoMondadoriEd) spiega alcuni passaggi essenziali di questo nuovo "concetto".
Parafrasando le sue parole ciò che differenzia la vecchia generazione (immigranti digitali) dalla nuova (appunto quella dei nativi digitali) è il fatto di entrare in contatto in maniera naturale e precoce con gli schermi interattivi (laptop, mp3, console di gioco, iPod, iPad, etc..) determina una prima forma di settaggio dei sistemi cognitivi, cioè l’approccio al conoscere, all'apprendere, al ricercare, al comunicare dei nativi sia condizionato dalle tecnologie.
Questo cambia radicalmente il modo di vedere e costruire il mondo da parte dei nativi, avendo a disposizione una numerosa serie di codici per l’apprendimento, alfabetico, audio, video, iconico, multimediale. La comunicazione e l’ informazioni su ipertesti è una modalità di apprendere per esperienza e per gioco. Proprio il fatto di vivere in un mondo pieno di schermi determina come si plagia la mente dei nativi digitali (l’uomo si adatta agli strumenti che ha), si sviluppa una nuova facoltà: “intelligenza digitale”. Navigare in un ipertesto da la possibilità di “cliccare” di scegliere il proprio percorso di navigazione, questa opzione è la base dell’intelligenza digitale. Una forma di intelligenza appena nata! Importante perché, capire com’è fatta l’intelligenza digitale è capire com'è fatto il cervello o il modo di procedere cognitivo dei nostri figli e potersi relazionale meglio con loro.
Tornando all'articolo da cui sono partita, in un passaggio dice punto interessante è la tendenza a condividere, abbracciando un atteggiamento mentale che in inglese è chiamato "Sharism" (da "share", condividere). Si tratta di una filosofia che ruota attorno a un principio piuttosto semplice: " Più dai, più prendi in cambio. Più condividi, più verrà condiviso con te ".
I “nativi” digitali hanno un approccio al sapere esperienziale e meno dogmatico e la tecnologia rende l’ambiente didattico più sinergico con la cultura partecipativa dei ragazzi, infatti, ricollegandoci a Paolo Ferri , una volta riconosciuto, il nuovo stile cognitivo si pone un problema: Come valorizzare le potenzialità dei nativi? Ferri risponde che bisogna partire dalle istituzioni formative che vanno adattate alle necessità di una generazione che ci interroga in maniera nuova.
Parafrasando le sue parole ciò che differenzia la vecchia generazione (immigranti digitali) dalla nuova (appunto quella dei nativi digitali) è il fatto di entrare in contatto in maniera naturale e precoce con gli schermi interattivi (laptop, mp3, console di gioco, iPod, iPad, etc..) determina una prima forma di settaggio dei sistemi cognitivi, cioè l’approccio al conoscere, all'apprendere, al ricercare, al comunicare dei nativi sia condizionato dalle tecnologie.
Questo cambia radicalmente il modo di vedere e costruire il mondo da parte dei nativi, avendo a disposizione una numerosa serie di codici per l’apprendimento, alfabetico, audio, video, iconico, multimediale. La comunicazione e l’ informazioni su ipertesti è una modalità di apprendere per esperienza e per gioco. Proprio il fatto di vivere in un mondo pieno di schermi determina come si plagia la mente dei nativi digitali (l’uomo si adatta agli strumenti che ha), si sviluppa una nuova facoltà: “intelligenza digitale”. Navigare in un ipertesto da la possibilità di “cliccare” di scegliere il proprio percorso di navigazione, questa opzione è la base dell’intelligenza digitale. Una forma di intelligenza appena nata! Importante perché, capire com’è fatta l’intelligenza digitale è capire com'è fatto il cervello o il modo di procedere cognitivo dei nostri figli e potersi relazionale meglio con loro.
Tornando all'articolo da cui sono partita, in un passaggio dice punto interessante è la tendenza a condividere, abbracciando un atteggiamento mentale che in inglese è chiamato "Sharism" (da "share", condividere). Si tratta di una filosofia che ruota attorno a un principio piuttosto semplice: " Più dai, più prendi in cambio. Più condividi, più verrà condiviso con te ".
I “nativi” digitali hanno un approccio al sapere esperienziale e meno dogmatico e la tecnologia rende l’ambiente didattico più sinergico con la cultura partecipativa dei ragazzi, infatti, ricollegandoci a Paolo Ferri , una volta riconosciuto, il nuovo stile cognitivo si pone un problema: Come valorizzare le potenzialità dei nativi? Ferri risponde che bisogna partire dalle istituzioni formative che vanno adattate alle necessità di una generazione che ci interroga in maniera nuova.
Alcune mie perplessità sono legate a tutto un mondo fatto di libri, fatto di approcci concreti, che questi nativi digitali ignorano, almeno fin quando resteranno in uno stato che non gli permetta di vedere oltre gli 'schermi' che hanno davanti, e chi sarà a dover far da tramite tra il mondo online e offline, tra virtuale e reale se non le figure di cura che sono intorno a loro? Vero è che acquisiscono molte nuove abilità cognitive, ma quelle che perdono, o meglio che non acquisiscono?
Per la bimba di 1 anno, una rivista è un tablet che non funziona
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