giovedì 29 marzo 2012
ICT e formazione a distanza
ICT (acronimo di TIC tecnologie dell'informazione e della comunicazione) è un termine ombrello che comprende qualsiasi dispositivo di comunicazione o applicazione, che comprende: radio, televisione, telefoni cellulari, hardware e di rete e software, sistemi satellitari e così via, così come i vari servizi e le applicazioni ad essi associati, quali la videoconferenza e formazione a distanza. Proprio il miglioramento di quest'ultima è dovuto all'adozione di soluzioni tecniche delle ICT che negli hanno permesso di:
-Supera i limiti posti dall'assenza di un luogo fisico come l'aula tradizionale;
-Riduce i costi complessivi dell'intervento didattico a regime;
-Razionalizza l'intervento del docente con la possibilità di distribuire on-line varie tipologie di documenti e materiali audiovisivi anche interattivi;
-Permette una fruizione didattica da parte dei discenti parzialmente on-demand che semplifica la partecipazione ai corsi da parte di studenti lavoratori, anziani o ospedalizzati;
-È svincolata dal tempo, dallo spazio e dai luoghi di fruizione dell'apprendimento.
(fonte: Wikipedia, Formazione a distanza)
Il rischio è quello di imbattersi in qualcuno che non è ancora pratico di queste nuove tecnologie, quindi non può avere una diffusione così universale e non può essere sempre applicata.
web 2.0
Il web 2.0 è una nuova visione di Internet, un mezzo in cui l'esperienza interattiva, in forma di blog, wiki, forum,ecc, gioca un ruolo più importante di un semplice accesso alle informazioni. E si distingue dalla piattaforma precedente proprio per questo aspetto, infatti la differenza più significative tra Web 2.0 e Web tradizionale (che per riflesso viene denominato Web 1.0) è una maggiore collaborazione tra gli utenti Internet e gli altri utenti, fornitori di contenuti, e le imprese.
Tutto questo è stato possibile grazie alla distribuzione di massa della banda larga, in parole povere dell'adsl che permette a sempre più persone di connettersi ed interagire con chiunque in questo vasto mondo che è il web, senza limiti..
Particolare attenzione si deve perciò rivolgere alla tutela della sicurezza per la navigazione navigazione dei più piccoli.
Un 'interessante iniziativa della regione Toscana, Trool, permette anche ai più piccoli di creare blog, commentare post, fare ricerche, inserire foto e video, così che anche loro possano navigare in tutta sicurezza nel vastissimo ed intrecciatissimo mondo del web 2.0.
ecco il link del sito
Trool
mercoledì 29 febbraio 2012
domenica 5 febbraio 2012
Nativi digitali
Leggendo l’articolo consigliatoci dal professore (La tecnologia? È quasi umana Parola di "nativo digitale"), una cosa che subito mi ha colpita è stato il concetto dei così detti “nativi digitali” che “ a omogeneizzati e chip ci sono quasi cresciuti. Per loro, la tecnologia è parte integrante del paesaggio quotidiano, non avendo dovuto fare nessun "salto mentale" per andare incontro al nuovo ”.
Mi ha incuriosita così tanto che ho cercato di approfondire l’argomento, trovando un importante spunto dal libro di Paolo Ferri che si intitola appunto “Nativi digitali”, Bruno Mondadori, Milano, 2011.
Egli stesso parlando del suo libro e spiegandone alcuni passaggi in alcuni video postati su canale YouTube di Bruno Mondadori (BrunoMondadoriEd) spiega alcuni passaggi essenziali di questo nuovo "concetto".
Parafrasando le sue parole ciò che differenzia la vecchia generazione (immigranti digitali) dalla nuova (appunto quella dei nativi digitali) è il fatto di entrare in contatto in maniera naturale e precoce con gli schermi interattivi (laptop, mp3, console di gioco, iPod, iPad, etc..) determina una prima forma di settaggio dei sistemi cognitivi, cioè l’approccio al conoscere, all'apprendere, al ricercare, al comunicare dei nativi sia condizionato dalle tecnologie.
Questo cambia radicalmente il modo di vedere e costruire il mondo da parte dei nativi, avendo a disposizione una numerosa serie di codici per l’apprendimento, alfabetico, audio, video, iconico, multimediale. La comunicazione e l’ informazioni su ipertesti è una modalità di apprendere per esperienza e per gioco. Proprio il fatto di vivere in un mondo pieno di schermi determina come si plagia la mente dei nativi digitali (l’uomo si adatta agli strumenti che ha), si sviluppa una nuova facoltà: “intelligenza digitale”. Navigare in un ipertesto da la possibilità di “cliccare” di scegliere il proprio percorso di navigazione, questa opzione è la base dell’intelligenza digitale. Una forma di intelligenza appena nata! Importante perché, capire com’è fatta l’intelligenza digitale è capire com'è fatto il cervello o il modo di procedere cognitivo dei nostri figli e potersi relazionale meglio con loro.
Tornando all'articolo da cui sono partita, in un passaggio dice punto interessante è la tendenza a condividere, abbracciando un atteggiamento mentale che in inglese è chiamato "Sharism" (da "share", condividere). Si tratta di una filosofia che ruota attorno a un principio piuttosto semplice: " Più dai, più prendi in cambio. Più condividi, più verrà condiviso con te ".
I “nativi” digitali hanno un approccio al sapere esperienziale e meno dogmatico e la tecnologia rende l’ambiente didattico più sinergico con la cultura partecipativa dei ragazzi, infatti, ricollegandoci a Paolo Ferri , una volta riconosciuto, il nuovo stile cognitivo si pone un problema: Come valorizzare le potenzialità dei nativi? Ferri risponde che bisogna partire dalle istituzioni formative che vanno adattate alle necessità di una generazione che ci interroga in maniera nuova.
Parafrasando le sue parole ciò che differenzia la vecchia generazione (immigranti digitali) dalla nuova (appunto quella dei nativi digitali) è il fatto di entrare in contatto in maniera naturale e precoce con gli schermi interattivi (laptop, mp3, console di gioco, iPod, iPad, etc..) determina una prima forma di settaggio dei sistemi cognitivi, cioè l’approccio al conoscere, all'apprendere, al ricercare, al comunicare dei nativi sia condizionato dalle tecnologie.
Questo cambia radicalmente il modo di vedere e costruire il mondo da parte dei nativi, avendo a disposizione una numerosa serie di codici per l’apprendimento, alfabetico, audio, video, iconico, multimediale. La comunicazione e l’ informazioni su ipertesti è una modalità di apprendere per esperienza e per gioco. Proprio il fatto di vivere in un mondo pieno di schermi determina come si plagia la mente dei nativi digitali (l’uomo si adatta agli strumenti che ha), si sviluppa una nuova facoltà: “intelligenza digitale”. Navigare in un ipertesto da la possibilità di “cliccare” di scegliere il proprio percorso di navigazione, questa opzione è la base dell’intelligenza digitale. Una forma di intelligenza appena nata! Importante perché, capire com’è fatta l’intelligenza digitale è capire com'è fatto il cervello o il modo di procedere cognitivo dei nostri figli e potersi relazionale meglio con loro.
Tornando all'articolo da cui sono partita, in un passaggio dice punto interessante è la tendenza a condividere, abbracciando un atteggiamento mentale che in inglese è chiamato "Sharism" (da "share", condividere). Si tratta di una filosofia che ruota attorno a un principio piuttosto semplice: " Più dai, più prendi in cambio. Più condividi, più verrà condiviso con te ".
I “nativi” digitali hanno un approccio al sapere esperienziale e meno dogmatico e la tecnologia rende l’ambiente didattico più sinergico con la cultura partecipativa dei ragazzi, infatti, ricollegandoci a Paolo Ferri , una volta riconosciuto, il nuovo stile cognitivo si pone un problema: Come valorizzare le potenzialità dei nativi? Ferri risponde che bisogna partire dalle istituzioni formative che vanno adattate alle necessità di una generazione che ci interroga in maniera nuova.
Alcune mie perplessità sono legate a tutto un mondo fatto di libri, fatto di approcci concreti, che questi nativi digitali ignorano, almeno fin quando resteranno in uno stato che non gli permetta di vedere oltre gli 'schermi' che hanno davanti, e chi sarà a dover far da tramite tra il mondo online e offline, tra virtuale e reale se non le figure di cura che sono intorno a loro? Vero è che acquisiscono molte nuove abilità cognitive, ma quelle che perdono, o meglio che non acquisiscono?
Per la bimba di 1 anno, una rivista è un tablet che non funziona
venerdì 27 gennaio 2012
Per iniziare a capire cos'è un PLE o come costruirlo sono partita dal concetto di e-learning, che in base alle mie brevi ricerche, è strettamente legato al concetto di Personal Learning Environment. Secondo la definizione di Wikipedia per e-learning, in italiano teledidattica si intende la possibilità di imparare sfruttando la rete internet e la diffusione di informazioni a distanza. Grazie al quale possiamo sviluppare un Personal Learning Enviorment che costituisce uno spazio digitale che aiuta coloro che apprendono a controllare ed organizzare il proprio apprendimento. Ho capito che un Ple può essere differente da persona a persona, per cui la sua struttura varia in base a chi ci si riferisce poichè è l'integrazione di differenti strumenti (enviorment) quali ad esempio blog, wiki, twitter, facebook, istant messaging, i forum online ecc..in un ampio inventario che include anche link e commenti
Questa mappa concettuale del significato di PLE rende visibile cosa s'intende e quali sono i vantaggi di tale applicazione.
Questa mappa concettuale del significato di PLE rende visibile cosa s'intende e quali sono i vantaggi di tale applicazione.
Iscriviti a:
Post (Atom)



